Al mio risveglio mi ritrovai in una stanza buia. C'era solo una luce dietro di me ma se mi voltavo per guardarla si muoveva con me per rimanermi sempre dietro. Non dovevo guardare dietro di me solo che davanti ai miei occhi c'era il tiepido bagliore della luce misteriosa e un buio fitto dentro una stanza angusta e dolorosa. Ero dentro di me. Mi resi conto che ero dentro di me e quel buio lo avevo dentro. Mi inginocchiai e chiusi gli occhi cercando di sentire con la massima intensità la sensazione che quel luogo mi dava. Volevo scappare. Volevo scappare da me. " Così non farai altro che ucciderti" riconobbi in quella voce Ismaele. " Raccontami, mia colomba, così fragile e impaurita, così confusa e dolorante che ti sembra di non poter più volare, raccontami quello che senti...". Gli dissi: " Sento che sto per morire e sono disperata perchè so che morendo io morirà con me il bambino che porto in grembo e non so come fare per salvarlo." Uscirono dalle mie labbra quelle parole ma era come se non fossi più io era come se stessi vivendo la vita e il dolore di qualcun altro che già conoscevo dentro di me. "Stai aprendo la porta del tuo cuore, amore mio..." D'un tratto mi ritrovai ai piedi di una collina che colava fando e pietre e una moltitudine di gente seguiva una pastorella dalla camicia azzurra e una gonna blu. Aveva i capelli corti e neri, gli occhi azzurri e un bastone che la sorreggeva nella salita. Mi invitò a seguirla dicendomi:" Non esiste sconfitta". Ero a terra di nuovo imbrattata di fango ma la seguì e voltandomi verso la gente vedevo che avanzava l'acqua, sempre l'acqua pronta a purificare. Ma chi era quella gente? E quella pastorella e quell'uomo di cui parlava e quello che l'accompagnava? Ma non ebbi l'esigenza di fare domande perchè l'istinto mi diceva di alzarmi, di smetterla di strisciare tra il fango per continuare a salire. Dove erano quelle luci, quei ricordi che mi danzavano intorno? Ismaele mi parlò al cuore:" Ti aspettano sul sentiero del fuoco, non avere paura, il fuoco non ti farà alcun male, tutto ciò che sentirai sarà benefico per la tua anima e il tuo corpo."
Così mi alzai e a tentoni seguivo le luci. Era terribile andare avanti senza avere la certezza delle cose che mi circondavano. Ma i miei sensi erano tutti svegli e pronti ad accogliere qualunque elemento potesse dirigermi dalla parte giusta. " Non la troverai fuori di te la strada, ma dentro di te è già stato tracciato il cammino". Ismaele mi parlava, era come una voce lontana e sentivo la mancanza della sua presenza accanto a me, quella mano che mi sentivo stringere e quegli occhi che mi parlavano. Mi aveva avvertito che dovevo camminare da sola e che dovevo superare tutte le prove anche le più difficili, come la solitudine e il senso di smarrimento. Le luci continuavano a danzare volteggiando portate dal vento e quello stesso vento mi tenne in piedi senza farmi cadere. Era un vento tiepido e secco che si insinuava tra i miei capelli e mi penetrava e nonostante fosse un leggero vento ne sentivo tutta la forza quando con vigore toccava le mie viscere smuovendo tutti i ricordi che avevo sepolto. Vidi tutte le privazioni e le amputazioni che avevo permesso, vidi i miei sorrisi, le mie illusioni, i miei sogni e i miei desideri. Vidi le persone che avevo amato di più e ne sentì la mancanza, sentì la frustrazione del distacco, il dolore dell'abbandono, la disperazione della mortificazione e l'umiliazione dei giochi beffardi e senza senso. Vidi il male che avevo compiuto, la mia indifferenza, il mio egoismo, il mio cinismo. Eccoli lì, danzavano tutti e tutti portavano un'immagine che mi portava una cicatrice dentro l'anima fin dentro al cuore. Il cuore...mi accorsi di non averlo più il cuore e gridai: " Ismaele...dov'è il mio cuore, non c'è, non lo sento , non lo vedo...". " Lo ritroverai presto, lui ti sta chiamando e tu neanche te ne stai rendendo conto. Sei quasi cieca adesso, di cosa potresti essere sicura?" Attraversai il muro di luci ma fu tale l'emozione che svenni.
Non mi accorsi nemmeno di essere stata adagiata sulla riva. Era tutto così sfocato, tutto così confuso. Ancora i miei occhi non riuscivano ad abituarsi a quella luce. Davanti a me c'era una distesa di sabbia ed un tramonto rosso rosso. Toccai la sabbia bagnata con le dita, poi me ne portai un po' sulla bocca. Sapeva di lacrime quella sabbia bagnata, sapeva di ricordi che riemergevano e si prostravano a i miei piedi. Piccole luci uscite dal mio corpo che adesso danzavano davanti a me in quello splendido tramonto colorando tutto di ogni colore possibile, non avevo mai visto simili colori. Ed io rimanevo ferma lì, come se dovessi fare pace con quei ricordi. I miei occhi intorpiditi si sforzavano di vedere meglio ma udì la voce del mio angelo:" Non forzare le tue capacità, al momento giusto vedrai tutto con più chiarezza. Non vedi i contorni ma vedi i colori. Questo solo ti è concesso prima che tu riprenda il tuo cammino." Dissi al mio angelo:" Ismaele mio, dove mi trovo? Cosa devo fare? Cosa devo aspettare?" Mi rispose:" Il tempo dell'attesa è un tempo fecondo che apre la strada del deserto che devi attraversare. Lì ci saranno notti gelide e giorni caldissimi e tu dovrai trovare la forza nella pace che adesso la purezza del tuo cuore ti sta donando. Ancora non sei stata forgiata nel fuoco, ma presto arriverà anche il tempo del fuoco. E sarà la forza dei tuoi ricordi e di quello che hai capito di essi a darti la forza per arrivare in cima".
Mi immersi completamente. L'acqua bagnava i miei vestiti, i miei capelli, il mio viso. Mi entrava nei pori e cominciò a scorremi dentro. Si insinuò nei miei polmoni. Stavo per morire. Lo sentivo. Era quello il prezzo da pagare? Continuavo a sentirmi confusa ma lasciavo che l'acqua mi trasformasse. Cambiavo forma e perdevo le mie sembianze. Non avevo bisogno di respirare perchè era l'acqua che respirava per me. Non avevo bisogno di esistere perchè l'acqua esisteva per me. Non c'ero più. Ero nell'acqua, ero acqua.
Non so come ma caddi in un sonno profondo e al mio risveglio tutto era melma. Mi trovavo impiastricciata dappertutto. Le mie vesti era sporche e le mani luride. Non capivo e chiamai Ismaele a gran voce. Gridai una volta, gridai una seconda volta e dopo la terza volta udì il suono del suoi fluato poi sentii nitida la sua voce:" Colomba del mio cuore sei caduta nella terra delle indecisioni, delle confusioni e dei tormenti. Sei dentro di te. Devi ripulire il tuo cuore cominciando però dai vestiti, dal viso e dalle mani. Pulisci il tuo corpo che sta gemendo e chiede il tuo aiuto. Ma soprattutto chiediti perchè sei finita lì, senza timore perchè sei amata e l'amore ti darà il coraggio di guardare anche quello che non ti piace." Restai ferma immobile lì per delle ore con la voglia di dormire ancora ma sapevo che non potevo farlo o quel fango mi avrebbe risucchiata per sempre. Allora mi rialzai e nonostante provassi dolore, un dolore fortissimo allo stomaco, come se mi avessero preso a pugni lo stomaco, come se mi avessero presa a calci, sapevo che dovevo trovare l'acqua, dovevo cercare l'acqua per purificarmi. I miei occhi si riempirono di lacrime. Sentivo la mancanza di Ismaele, sapevo che c'era, ma non mi bastava perchè volevo prenderlo per mano, abbracciarlo e sentire il suo amore che mi dava coraggio. Invece avevo freddo e mi sentivo sporca. Ricominciai a pensare a quella donna della mia famiglia che fece la prostituta e il mio dolore aumentò, divenne insopportabile e la melma si fece più densa e non mi concesse di fare alcun passo. Mi misi a carponi e provai a darmi forza anche con le braccia. I miei occhi era sporchi di fango e vedevo poco ma sentivo l'odore dell'acqua anche se veniva da lontano. Camminai così per chilometri e l'odore dell'acqua si fece sempre più intenso, ne sentivo la forza e la purezza e quando misi una mano dentro quella distesa mi sembrò di avere raggiunto tutta la felicità che potessi desiderare.
" Colomba mia non avere paura di morire. Entra in quell'acqua e immergiti completamente, lascia che il tuo respiro si plachi e lascia che l'acqua ti penetri ovunque. Lascia che ti purifichi prima del fuoco. La sua freschezza sarà tua ma tu devi lasciare che lei faccia il suo lavoro senza che senta il tuo timore. Non mi vedi colomba mia, ma io sono qui e non permetterò che ti accada alcun male. Mi rivedrai sulla cime del monte a cui sei destinata..."
Mi gettai nell'acqua e presi ad affondare. Ebbi d'istinto paura ma poi placai l'animo.