Il paesaggio attorno a me cambiava continuamente, la strada era stretta, da un lato costeggiata da uno strapiombo che finiva nel nulla. Cercavo di non guardare giù perchè Ismaele, che mi seguiva, mi aveva detto che molti si erano persi in quel nulla, risucchiati dalla forza della disperazione. Salivo, salivo, salivo e mi aggrappavo alla parete accanto a me, il vento soffiava forte e a tratti sembrava volesse scaraventarmi giù. Sentivo Ismaele incoraggiarmi e le sue ali mi difendevano dalle potenti raffiche che mi obbligavano ad inginocchiarmi rannichiata per terra. La sabbia e la terra mi entravano dentro i vestiti ma le carezze del mio Angelo lavavano via tutta la sporcizia che si insinuava tra le mie vesti. Non c'era tempo in quel luogo, sembrava tutto sospeso, come se quella realtà aspettasse solo la fine del mio cammino per poter continuare il suo respiro. Sembrava, ma non era così. Tutto attorno a me respirava e viveva e mi parlava il vento con il suo sibilo e il suo ululato e dalla terra che calpestavo sentivo il richiamo dei miei ancestrali ricordi. Le mie mani poggiate sulla parete al lato sinistro che si faceva ora fredda ora calda sentivano le memorie dimenticate dal mio cuore ma presenti ancora dentro la mia anima. Ismaele vegliava continuamente e a volte mi soffiava leggermente sul collo perchè io potessi smettere di piangere e mi si schiarisse la vista.
Chiesi ad Ismaele cosa dovessi portare con me. Mi rispose:" La tua povertà". Guardai i miei piedi scalzi e le mie vesti lacerate. Avevo il viso pulito e i capelli sciolti. Ismaele mi prese la mano e avanzò un pochino. I miei piedi nudi toccavano la sabbia calda e umida ed io seguivo il mio Angelo con fiducia. Poi lui si fermò e riprese a suonare il flauto. Io continuai a camminare dirigendomi verso un sentiero in lontananza. Attraversai quasi tutta la spiaggia e l'acqua che scendeva non bagnò un solo lembo di pelle. Mi avvia verso il sentiero e quando fui arrivata ai piedi di esso mi accorsi che saliva verso la parte posteriore delle motagne scavate. L'acqua continuava a scendere e le onde si infrangevano da dietro le montagne senza toccarmi. Mi sentivo tranquilla perchè Ismaele continuava a suonare. Mi si era avvicinato fermandosi dietro. Mi disse: " Non avere paura di decidere di imboccare quel sentiero, io sono con te".
Cominciai così a scalare le montagne dal sentiero.
Il tempo trascorreva lento in quella conca delle montagne scavate ed io abbracciata al mio angelo rigeneravo i poteri della mente e le conoscenze del cuore nel mio sonno senza sogni trasportata solo dal suono del flauto del mio Ismaele. Mi disse soavemente:" Destati colomba del mio cuore perchè è giunto il tempo di iniziare il tuo cammino". Aprii gli occhi e li misi nei suoi. Il suo sguardo mi comunicava molto più di quello che le parole potevano dirmi. Mi feci coraggio, guardai in alto. L'acqua del mare in tempesta che arrivava fin su le montagne scavate e scendeva giù come cascate di schiuma. Mi alzai dal mio giaciglio caldo e cominciai il mio cammino sulla sabbia. Dovevo fare molta strada per arrivare lì dove si nascondeva il senso della vita.
Decidemmo di fare comunque una sosta prima di iniziare il cammino. Ero stanca e provata e questo Ismaele lo sapeva. Lui sapeva sempre tutto di me eppure questo non mi metteva a disagio anzi mi procurava una sensazione di protezione che mai avevo provato prima. Io non dovevo spiegargli alcunchè perchè lui sapeva leggere nel mio cuore meglio di quanto io stessa riuscissi a fare. Nella conca delle montagne scavate c'era un'immensa distesa di sabbia interrotta soltanto dai pezzi di montagna che la mano invisibile aveva deposto sopra la spiaggia stessa. Ismaele smosse un po' la sabbia con le mani e ne trasse un flauto d'oro. Mi appoggiai con la schiena alla terra viva di uno dei pezzi di montagna e Ismaele cominciò a suonare il flauto muovendo contemporaneamente le ali creando una melodia celestiale. Chiusi gli occhi sentendo solo l'odore della terra viva, gli spruzzi che venivano dal mare in tempesta e la nebbiolina poggiarsi sul mio viso e ascoltando quella musica che ristorava i miei sensi e il mio corpo. Il mio cuore si placò per un istante e caddi in un sonno profondo. La musica non cessò, ma sentii la presenza di Ismaele farsi più vicina. Mi coprì con le sue ali e lasciò che mi abbandonassi al riposo dello spirito.
Abbiamo viaggiato per ore sopra cieli che non avevo mai visto colorati di porpora e nuvole viola. Ismaele mi rassicurava e mi accarezzava i capelli ed io mi stringevo al suo dorso e mi aggrappavo alle sue ali. Quando arrivammo scoprì che quel posto io lo avevo già visto in sogno. Mi disse:" Lo riconosci?". Gli risposi di sì con un cenno mentre mi guardavo attorno quasi stordita. Attorno a noi si era formata un'atmosfera quasi irreale, non che quello che stava succedendo mi sembrasse più reale, ma quell'atmosfera mi parlava in un modo particolare al cuore e ai miei ricordi rievocando però solo sensazioni poco nitide. Mi trovavo in una conca scavata dal mare per millenni con un lento e costante lavoro, ma c'era in corso una tempesta nel mare. Tutto era di un grigio accecante, la luce del sole invisibile si rifletteva nella nebbiolina alta formata dalla schiuma delle onde marine che si infrangevano vicino ai miei piedi. Mi scostai un po' e vidi che alle mie spalle c'era un pezzo di montagna che qualcuno aveva messo lì dietro le mie spalle. Guardai in alto e le tre montagne appuntite erano state scavate come da una mano gigante lasciando a vista la terra viva, marrone e su in cima era visibile ai miei occhi lo strato del verde, con le radici penzolanti e bagnate dalla schiuma dell'onda che si infrangeva su per le montagne e veniva giù con mille cascate di schiuma. Ismaele mi strinse forte la mano e mi disse:" E' lassù che devi arrivare, ma prima devi capire il senso di questo luogo e quando non avrai più paura dell'acqua potrai raggiungere le vette di quelle montagne graffiate...". Il mio angelo sapeva che il mio cuore era confuso e che non capiva le parole che lui pronunciava ma Ismaele continuò:" Ti accompagnerò fino ad un certo punto e quando capirò che saprai fare da sola io mi fermerò ma continuerò a vegliare su di te, non sarai mai sola..."
Ismaele mi prese tra le sue braccia. Lui aveva ali e sapeva volare. Mi prese con se e disse:" Ti porto in una terra dove i tuoi ricordi guariranno da tutte le ferite, ma un pezzo del cammino dovrai farlo da sola e sarà quando la coscienza di quello che sei adesso e di quello che sei stata sarà quasi piena". Il timore mi pervase e il mio cuore cominciò a battere sempre più forte. Lo guardai negli occhi. Ero spaventata e lui sentì, capì, vide. Mi strinse ancora più forte e mi disse:" Andiamo".
Ismaele era con me mentre camminavo per quella via. Pioveva a dirotto. Mi chiese se mi fosse mai venuto in mente di fare la prostituta. Dissi di no. Restò in silenzio per un attimo, poi mi chiese perchè mi sentissi sempre così con gli uomini che avevo accanto: come una prostituta. Non risposi. Non ebbi il coraggio di risondere. Dopo tanto tempo, un'infinità di tempo sapevo la risposta ma a lui non ebbi il coraggio di rivelarla. Strano, pensai. Amavo quella donna e mai l'avrei giudicata, mai avrei potuto condannarla, ma adesso capivo il suo dolore, capivo cosa avevamo in comune io e lei. Io sapevo senza sapere e quando mi furono rivelate quelle verità scomode fu come se l'avessi vissuta io quella vergogna. Ismaele continuava a camminare accanto a me ma mi guardava. Scelsi di nuovo il silenzio addolcito da un sorriso. Ismaele capì. Anche lui mi amava. Per questo capì.
Un velo di tristezza avvolge questo giorno a cui non posso dare un nome. Capita anche nelle più lucenti storie di dover attraversare il buio sotterraneo degli antichi misteri. I compagni abbandonano il viaggio nelle terre dei morti e sola raggiungo il podere dei dimenticati. Qualcuno è andato via per pazzia, un altro si è dissolto ai margini del suo egoismo, mentre la visionaria si è persa nel tormento della sua solitudine. Io so che non mi devo fermare benchè provi dolore per i compagni persi lungo il cammino. Ma è la mia prova e non posso perdere. Li ritroverò dall'altra parte della sponda dove ci riuniremo nella gioia del ritrovo. Ma adesso vago clandestina in questo deserto e arrivo ai piedi di quell'albero insanguinato. Mi inginocchio. Lascio parlare il vento, preparo la terra perchè chiami i suoi semi e la fecondino. Così, allo stesso modo, preparo il mio cuore e nel silenzio di questa veglia notturna aspetto che l'alba mi riporti i suoi germogli.