Ho scelto. Ho scelto la vita, finalmente. Era lì a portata di mano ed io non la vedevo, possibile che fossi così cieca? Il buio della notte per me era solo buio, era non vedere ma adesso so che si può vedere anche al buio se si libera il cuore dai macigni che lo rendono pesante e così viene attraversato da meravigliosi fasci di luce che rischiarano anche la più cupa oscurità. Non posso fermare questo cammino, una forza mi chiama, mi sostiene e mi spinge a continuare. Arriverò alla montagna, salirò l'altura spaventosa perchè si sveli davanti ai miei occhi la splendida vallata della pace. Questa pace che mi chiama io già la sento e non mi fa sentire la fatica del salire. Su quel monte darò la vita e questa vita mi verrà restituita.
Un tempo favorevole. Quello della prova della propria pazienza nel quale comprendere fino a che punto siamo chiamati ad amare e capaci di amare. Le prove si susseguono senza sosta come onde continuano ad attentare il respiro del pellegrino che cerca nel deserto la sua forza. Poi la fame dopo il digiuno e dopo la fame il desiderio di saziarsi diventa forte. E' lì che si gioca la nostra resistenza sostenuta da una forza più grande di noi. Abbiamo sete di infinito, di coraggio, di forza. Come si fa a capire la propria natura se non viene sottoposta alla prova più ardua? Non è forse vero che si gioisce per un'impresa riuscita? E se questa impresa riguardasse noi stessi? Non è vano il nostro pregrinare, niente viene perduto neanche una nostra lacrima, neanche quelle che non riescono a uscire per il troppo dolore. Ma una forza ci chiama alla gioia perchè alla fine del cammino c'è una verità, l'unica verità sostenibile.
Si rincorrono queste note di vita, la gente canta e fiumi di emozioni corrono sotto la pelle, nuove energie si librano dai cuori agitati dal vento della gioia. Basta poco per salire fin sopra le vette della speranza e basta poco per darsi coraggio lungo il cammino. I passi sono incerti ancora in questa alba del risveglio della coscienza. Nuovi mondi si manifestano aldilà degli orizzonti infiniti. Una domanda: come fare a salvarsi la vita? Bisogna aspettare il prossimo tramonto, attraversare l'oscura notte e rimanere saldi nel proprio intendimento. L'attesa del nuovo giorno carico di promesse da calore nella notte oscura e il calore della certezza ristora il corpo.
Stasera si contempla il silenzio, miracoloso silenzio che nessuna voce superflua può disturbare. E' arrivato il tempo della solitudine, per poter camminare nel deserto, il tempo della battaglia delle proprie intenzioni. La parola cede il passo alla preghiera.
Sonno non è riposo e l'anima si addormenta ignara dei pericoli che l'attendono. Il predatore sconosciuto aspetta il momento della debolezza per colpire nella gioia e nella speranza. Ma un'anima savia sa come deve attendere il tempo della prova, sa che deve destarsi e vibrare di un canto potente talmente potente da scuotere il cielo se necessario. Di nuovo attesa nella veglia, attesa di quella pace fatta di luce. Mi preparo all'ardua battaglia, scenderò nella foresta degli spiriti e mi farò ricrescere le mani. Troverò il mio sposo intento a cercarmi e con un solo sguardo mi riconoscerà. Anni passeranno ma le due anime si ritroveranno dopo che saranno forgiate dal fuoco della prova. Chi spaventerà la forza del loro amore? Chi li distoglierà dal loro cammino, dall'impresa già iniziata? Un demone muto li tratterrà oltre il tempo prestabilito. Un demone menzognero li devierà dal loro giusto percorso. Ma gli spiriti bianchi sono lì al passo, pronti a difendere la purezza del loro ricongiungimento. La storia si compie, il nostro cammino è salvo.
C'è una porta oltre il sentiero del visibile, oltre i confini dell'inimaginabile, oltre il potere della fantasia, che non puoi vedere perchè non ho svelato il percorso ad anima cosciente. C'è una strada che invisibile parte dal cuore e va oltre la luce degli occhi e si accende della luce dell'anima. Quella porta e quel sentiero sono custoditi dai miti e dalle leggende, dai potenti occhi del sapere, da cavalli alati e da sfingi attente. Non c'è sabbia nè vento che spaventi chi vuole oltrepassare il varco ma solo la mancata conoscienza e l'indolente ignoranza sono i limiti di quella inarrestabile discesa verso l'inaccessibile. Saprai arrivare lì?
Sono le 21:04. Ho nostalgia. Potrei essere lì. Ma non ci sono. Sono qui e posso solo lasciare che la mia mente si sposti, il mio pensiero arrivi nel luogo del mio riposo e del mio sostegno. Chiuderò gli occhi e lascerò libera la mente di viaggiare, mi troverò in quella piazza e sentirò quei raggi penetrarmi il cuore, salirò quelle scale ed entrerò per essere avvolta, usata, riempita...di amore, di amore.
Uno strappo leggero dell'anima, un graffio feroce voleva essere. Ma la ferita si è già rimarginata. La debolezza fisica non mi impedisce la difesa di quel dono che mi fu, così inaspettatamente, consegnato. Custodiscilo gelosamente perchè è solo tuo, mi hanno detto. Si ama nel segreto.
Uno stato di grazia. E' solo un dono da difendere.
Un fuoco divampa nella quiete di un pensiero, nella concentrazione delle intenzioni. Sono lì immobile a farmi attraversare da fasci di luce ed energia. Intanto la sensazione di essere amata cresce e il mio corpo si trasforma in quella esperienza di riposo dell'anima. Non comprendete che a volte si trovano tesori in posti inaspettati?
Le cose non sono sempre chiare e neanche le parole e neanche da dove provengano. Chi si è preso le mie parole? Forse nessuno, semplicemente non erano le mie. Buona vita.
Dalle rive del fiume sono tornata, mi aggiro famelica in cerca di luce e un suono conduce i miei passi svelti. Sono nuda in questa notte umida e nera, non ho più stracci per coprire le mie verità. Incurante di qualunque sguardo mi inoltro nei boschi ululanti di segreti. La neve cade e a valle vedo una piccola comunità di gente comune. Salgono musiche e canti. Mi sento sola, sola da morire.