Perchè combattere contro i demoni della propria mente a volte sembra un'impresa troppo ardua. I pericoli e i continui attacchi affievoliscono quasi la volontà di andare avanti. Ci sono dei momenti in cui la stanchezza prende il sopravvento e sembra che gli sforzi fatti siano stati resi vani solo con un soffio. Non si riconosce l'inganno. Un solo pensiero negativo, uno solo non può distruggere una costruzione fatta con fondamenta solide. Quasi a dimenticare quella gioia, quella pace, quella solidità delle intenzioni, quasi. Un lungo respiro, poi si riprende il cammino verso la meta. Perchè non c'è nulla di più importante della propria pace.
Perchè a volte tornare a casa vuol dire svegliarsi alle cinque del mattino salutare la luna ancora alta nel cielo, vestirsi, andare a fare colazione al bar della piazza e volare la dove il cuore desidera.
Fuochino fuocherello, gestire la propria intelligenza non è un gioco nè uno scherzo. Ma la consapevolezza di se tarda ad arrivare se ci si blocca l'anima lasciandola a vagare attraverso deserti di parole e sensazioni. Brancolando nel buio con una catena al collo la martire di se stessa cerca un modo per liberarsi l'anima. E' un percorso di autocoscienza, difficile come risalire dagli abissi del mare quando sai che ti sta mancando il fiato e sei ancora a metà strada. La forza di volontà può riempirti nuovamente i polmoni per farti arrivare incolume alla riva della vita, laddove le onde si infrangono per creare una nuova vita? Un gesto folle. Ci vuole un gesto folle. Ma di pazzi ahimè è piena la terra e tutti inevitabilmente vengono solo decimati per la loro diversità. A quale prezzo io mi domando bisogna pagare la propria normalità fatta di rigide regole che imprigionano un'anima anelante di libertà? Ma non è più alto il prezzo della rinuncia a se stessi? Un discorso aperto, perchè la vita lascia aperti varchi inesplorati e noi impauriti ci lasciamo convincere che aldilà del varco c'è un inutile niente. La nostra vita ancora non svelata è un inutile niente?
Una giovane rana si avvicina al mio giaciglio e mi dice che lei conosce i miei pensieri. Le chiedo come? Senza rispondermi mi elenca le innumerevoli sensazioni che popolano il mio cuore e mi dice: "Bambina, devi mettere ordine" Io rimango attonita. Questo è un sogno lo so, ma le parole sono vere. Tentativi che cadono nel vuoto. Catene spezzate che fanno ancora male. Lividi impressi sulla pelle a testimonianza di un vissuto al di sopra di ogni aspettativa reale. Mi viene da chiedermi se tutto quello che viviamo è reale e non per la vicinanza o la lontananza di qualcuno.
Riprendo il naturale corso del pensiero mentre si fa invisibile la mia presenza già evanescente. A te che non sei interessato ai miei moti dell'anima che altro posso offrirti? Saggezza di vita? Ma quale saggezza e quale vita? Di chi? Ormai è impalpabile ogni ricordo e diventa invisibile agli occhi e alla mente. Mi pare ovvio di essere finalmente arrivata al capolinea della mia inconsistenza. Che vuoi farci? Per molti il mondo è fatto così. Ma al centro della terra c'è qualcosa che brucia ancora e oltre la crosta avvelenata intatte rimangono le risorse dove ancora pulsa vivo il cuore delle emozioni perdute. I cristalli incontrati durante il cammino hanno riportato alla memoria antichi splendori. Ritroviamoci lì. Ma qualunque sia il viaggio non credo che mi seguirai mai più.
Credevo nei sogni. Che ne ho fatto dei miei sogni? Li ho venduti. Per una giusta causa, pensavo. Ma c'è una lupa ferita che cerca il suo branco e si aggira di notte fiutando l'aria per sentire l'odore dei suoi simili. Non importa se sono al buio, non importa se ho freddo. Quella lupa non vuole arrendersi e continuerà a vagare e a viaggiare alla ricerca dei suoi simili. Dove sono?
E se mi fossi sbagliata? Se non avessi calcolato bene tutti i rischi che correvo? Come posso fermare una corsa già cominciata, portata ad estrema velocità? Forse il mio corpo, che mi ricorda ogni giorno il mio essere finito e la mia debolezza. Ma a cosa vale un cuore coraggioso in un corpo fatto di paglia che si dissolve al solo soffio del vento? Guardo il cielo nero della notte e canto mentre la mia voce diffonde attorno un'atmosfera quasi irreale complice del mio stato d'animo. Irreale il mio stato d'animo perchè non lo ritrovo in nessuna realtà, perchè nessuna realtà mi appartiene veramente e il vissuto si perde nella luce di ricordi sgualciti dal tempo che a volte arrivano distorti nella mente. Poi ricomincio tutto dall'inizio, il mio canto, il mio sguardo si perdono dentro infiniti fasci di luce soffusa e rischiarano le visioni che si aprono davanti ai miei occhi. Il cuore si apre per accogliere i petali della notte carichi di rugiada di passione viva. Sono pezzi di me che l'universo restituisce al legittimo proprietario. Io. Che mi sono persa lungo il cammino nel giorno della bufera confondendo i carri che mi avrebbero dovuta guidare a destinazione. Io. Che non ho mai voluto barattare la mia essenza. Io. Che sono rimasta invisibile, ma sono rimasta pur se invisibile e mai mi sono mossa da lì. Io. Che ho guardato la disfatta di un fuoco senz'amore e di un amore che si è lasciato bruciare dal fuoco. Io. Che quando ho deciso, non ho mai deciso veramente. Io. Che di rinuncia e disfatta mi sono fatta fregio. Io. Che sono qui e continuo a odorare quei profumi che mi avvertono, quelle energie che mi fanno conoscere verità scomode e fanno ribollire dentro il mio cuore.
Perchè quando andrai a dormire ti renderai conto che una parte del tuo letto è vuota...e allora ti chiederai che fine ha fatto il tuo fantasma di carta. Già fatto?
Non riesco a dormire mentre cerco di scrivere pezzi della mia storia. Ormai il genere letterario è quello che mi da la libertà che puntualmente mi viene tolta da estranei mattinieri che attentano alla mia debole tranquillità. Il mio sistema nervoso è continuamente scosso e trova un po' di calma e di serenità mentre scrivo e faccio diventare parole le numerose sensazioni che la vita quotidiana mi regala. "Cerca di riposare" mi ha detto qualcuno. Ma come faccio se ho il cuore che duole di un dolore senza fine e il mio stomaco si contorce nella speranza di trovare un po' di pace. Avevo detto che sarei andata a letto presto e invece sono qui a sfogare il mio inferno al quale non riesco a dare una risoluzione. Fantasmi di paura e di terrore popolano la mia mente ma c'è un punto in cui una donna deve sapere quando deve sferrare il duro colpo per potersi liberare dai dettami di una vita che non sente sua. Il gemito di sentimento viene sconvolto dalle ferite inflitte per le quali la richiesta di perdono è vana. Mi sento sola. Non voglio sentirmi così impaurita e sola. Ma sembra che tutto questo passi inosservato. Ed io ancora vedo ferite sanguinare. Mi guardo intorno e vedo che la gente continua la sua vita come se niente fosse, nulla li scalfisce, hanno una vita ben organizzata. Vivono di mondanità e di serate all'insegna della musica sfrenata delle discoteche mentre io sempre più lontana da questo mondo ne sogno un altro che forse diventa il limite per qualcuno che di quella mondanità ne rimane attratto. Vorrei non essere così, ma sono così e non posso farci niente. Il mio senso di inadeguatezza continua a tormentare il mio cuore mandandolo alla rovina e spezzandolo in tante parti con l'insicurezza che mi contraddistingue. Pensate dunque che sono disperata. Ma non lo sono. Conservo la speranza di qualcosa. E verrò lunedì e forse non sarà un giorno di lutto. Chi lo sa. Mi sono data un tempo. Aiuto.
Così rapita di quella umana curiosità rileggo le mie pagine e ripercorro a ritroso la strada. Cosa avrai mai pensato, cosa puoi aver provato? Non mi è dato di saperlo, ma solo immaginarlo e le sensazioni immaginate diventano parole e le parole scoprono altre immagini e così all'infinito fino a quando una sensazione, un'immagine si ribellerà e volerà via convinta di poter muovere il tempo, si farà spazio tra il vento e si poserà, come una foglia d'autunno, dove si fermarono i passi, dove si divisero le strade. Ma il tempo è solo una beffa. L'autunno ha ceduto il passo all'inverno e l'inverno ha già ghiacciato la vita. Una foglia d'autunno è destinata a morire e la parola non avrà neanche la forza di rivivere.
Che vuoi che sia, un altro sogno che se ne va, una prova generale di menzogna. E' finito tutto in un bluff ( si scrive così?). La sensazione chiara di non poter tornare indietro, perchè non puoi più perdonare anche questo affronto alla tua persona. Ma cosa credevo? Pensavo di aver messo a tacere antichi sapori, antichi rancori. Ma davvero non ne è valsa la pena, davvero è stata un 'inutile perdita di tempo. Chissà perchè gli uomini amano diventare bastardi quando incontrano una donna ribelle, una che paga per la rabbia che esprime. Come è deludente questo sapore. Come è amara la conclusione. Messa alle strette, sottoposta a mille condizioni, triturata, strangolata da ovvietà fatte di carta pesta. Scappo via anche da questa ennesima favola di fumo. Ennesima disfatta per una guerriera stanca di combattere e di non essere capita. Buon anno mio caro Pagliaccio. Il tuo inizio, migliore del mio, forse ti ridarà la serenità che ti ho tolto. Con tanto di scuse esco di scena. Lo spettacolo non aveva senso e qualcosa di più profondo si è spezzato, incrinato per sempre. Mi hai permesso di avere paura di te. Errore fatale.