sabato, 30 dicembre 2006

Voglio sentire l'aria del Natale, invece impazzano i film di azione, fatti di violenza e ottusità. I nostri canti Natalizi si dice che offendano le altre religioni, nessuno ha pensato che il solo dire una cosa del genere è una mancanza di rispetto per le nostre tradizioni e per il nostro popolo. Ma tanto siamo abituati alle cazzate che ci propinano sapientemente ogni giorno: presunte laicità a velare un odioso anticonfessionismo oltre che un pericoloso strumento di distruzione di elementi vitali della nostra cultura. Ignoranti che non siete altri, guardatevi intorno! Quando un canto ha mai potuto offendere qualcuno , soprattutto se parla di pace e di un Dio che si è fatto Bambino per portare quella pace di cui tutti abbiamo bisogno? E' nel rispetto delle diversità che si placano le guerre e i dissidi. Il dissenso spegne ogni tipo di magia, l'apertura alla vita dona ricchezza. Toglietevi i prosciutti dagli occhi e abbiate il coraggio di sperare voi che avete perso ogni tipo di speranza. Un canto può risvegliare sentimenti d'amore, perchè spegnerlo?

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giovedì, 28 dicembre 2006

Mi gira la testa e sono stanca delle solite, facili allusioni. Brancolano i miei ricordi e li cerco in un monolocale con soppalco tutto in legno. Unico ambiente privato: il bagno. Il resto è totalmente condiviso. Gli odori della cucina si diffondono quasi subito tra la musica e i rumori del vicino. Mi guardo attorno e sento il calore espandersi per tutto l'ambiente. Rumore di stoviglie e piatti. E' l'ora della cena. Un film trasmesso annega nell'indifferenza dei commensali intenti in discorsi e risate. Il quartiere che ospita il monolocale si trova in una zona direi multietnica. I mercatini della mattina, tutta gente straniera per i vicoli, le macchine sfrecciano veloci e il treno si ferma poche volte in quella stazioncina. Un'eco, un'altra eco poi il sogno riprende. Mi giro e mi rigiro quasi fosse di fuoco il letto. Cerco un angolo fresco, un pezzetto di lenzuolo ancora fresco, strano per me che soffro il freddo da morire, ma da morire davvero. Sono stati loro, sono stati i ricordi a darmi calore, a riattivarmi i nervi e la circolazione. L'adrenalina sale, il mio cuore batte forte. Scavo ancora dentro la mia testa, altri dettagli, altre sensazioni. Eccole riprendono veloci le immagini. C'è da pulire, fare ordine. Ho fatto mille volte la scala a chiocciola che porta alla camera da letto: un lettone e una scrivania con un Mac a fare da padrone, fili, prese, disordine e colore, fotografie sparse. Quelle scale il mio angolo privato, una linea di confine che si spostava continuamente. Adesso mi vedo lì stesa sul divano letto a guardare la cucina, il rubinetto che gocciola, la pila di piatti da lavare da giorni e le mie lagrime perchè quella era davvero l'ultima volta.

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giovedì, 28 dicembre 2006

Adesso quel fiume che sembra non parlare che sembra non muoversi compie impercettibili cenni alla mente mentre il pellegrino si avvicina stanco e per la sua solitudine chiede conforto. Gli antichi rumori, gli odori persi e le sensazioni di fresca libertà toccano un cuore inacidito e indurito dal tempo e dal fumo grigio della città. Non un lamento ma solo uno sguardo. Uno sguardo dentro uno sguardo. Il pellegrino guarda il fiume, il fiume guarda il pellegrino. Gettati! Sembra dirgli: gettati!
Il pellegrino rimane confuso. La sua anima muta non da alcun segnale. Tutto rimane immobile. La parola si confonde con il pensiero e la natura si blocca dinnanzi alla muraglia della razionalità bruta. Dal fiume sale uno spruzzo, uno spruzzo di vita. Il pellegrino si getta nell'acqua, si immerge nel fiume. Le sue carni si liberano del fumo grigio, la sua mente si svuota degli assordanti rumori e dai capelli bagnati scendono gocce di acqua limpida a ristorare la sua sete di purezza.

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mercoledì, 27 dicembre 2006

Il suono di un violino, lento, e la cadenza della musica mi spinge a voltare lo sguardo inaspettatamente. Tra le parole distratte del mio quotidiano agire si insinua così lievemente e riempie lo spirito di malinconia e di uno strano sapore. Gli odori si mescolano a quello che mi circonda e una piccola luce si accende. Vedo, nella mia mente vedo il mio cuore danzare, pulsare, e mi chiede cosa ne ho fatto di quella musica, il motivo per cui lascio che entri dentro me solo per uno scherzo del fato. Rimango muta come è muto il compositore. Nessuna parola ma ancora i violini e ancora la stessa cadenza a fare da sottofondo al mio cuore danzante e ignaro. 

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mercoledì, 27 dicembre 2006

Gli occhi si sono riempiti di lagrime, una ferita in più, un'argomentazione difficile ancora una volta. Sotto la cenere un vulcano è pronto a vomitare lava incandescente, si sente il sibilo di avvertimento. Qualcuno scappa, qualcuno resta, qualcun'altro non si è nemmeno visto. Forse chi resta ha vinto ma chi se n'è andato forse non se n'è andato veramente. Se si fosse nascosto? Ma dove? Cercami e io ti troverò.

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martedì, 26 dicembre 2006

Una dolce notte, un'alta dolce notte a parlare di niente, a parlare da sola. Le mie armi sono state conservate e la mia pelle respira nuovamente e si è messa alla ricerca di un altro sole per farsi riscaldare. Sentire, il segreto è sentire e in un canto urlato al cielo io sento tutta la dolcezza di una notte solitaria consapevole e vigile. Ascolto il silenzio mentre l'intermittenza delle luci regala all'atmosfera un malinconico respiro. La mia coscienza si sta quietando e dentro la paura svanisce. Dove si trova il fuoco? Dove si trova quel sentiero alberato con i cancelli verniciati in nero e quel locale con le sedie bianche messe fuori? Dove si trova quella festa paesana piena di luci e quel mormorio di gente? Dove sono gli sconosciuti danzanti e dove si posano i miei occhi? Una sagoma, di tutto è rimasta solo una sagoma appesa ad un chiodo. Riprendo la macchina e torno indietro. Era solo un sogno. Non serve ricordare.

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lunedì, 25 dicembre 2006

E' strano ma ci sono montagne che sembrano troppo alte da scalare, abissi di tenebra senza speranza e spazi bui e inaccessibili. La tensione sale, le menti fremono perchè si trovano di fronte all'oscurità e un velo si stende sugli occhi che si chiudono. Ho afferrato inconsapevole una tiepida luce e mi ci sono aggrappata con tutte le mie forze, senza ritegno nè pudore ho scavalcato l'impotenza e sono riuscita ad arrivare al varco di luce. Adesso due anime dormono una accanto all'altra nella pace di un giorno a cui il mondo vuole togliere la pace. Una battaglia silenziosa ma feroce ho combattuto nel mio cuore per una vigilia che aveva il sapore della divisione. Il mio stupido sorriso sembrava non servisse invece alla fine ha vinto lui sul gelo del rancore. Ancora molti passi devono essere fatti ma l'immagine della mia famiglia unita e difesa dall'amore mi quieta e allontana gli spiriti maligni da questa notte. Almeno questa notte rimangono fuori dai nostri cuori.

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domenica, 24 dicembre 2006

No! Non voglio più! Ho finito le mie gocce e non riesco a dormire. Voglio addormentarmi a fare quel sogno, quello che già una volta mi ha salvato la vita. Nel dubbio della rassegnazione, nella menzogna della comodità porto avanti la mia esistenza quasi in delirio sdoppiando i miei passi. Quando potrò ricongiungermi a me stessa e scrollarmi di dosso questa vita mediocre?

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venerdì, 22 dicembre 2006

Sconfessata da una luna, pungente il respiro di questa notte insonne che non vuole darsi pace. Gli erranti sconosciuti vestiti di mistero hanno continuato il loro cammino mentre un'altro giorno vuole sorgere incosciente dell'insana voglia di una donna. Le luci calde confondono un respiro affaticato e il lento muoversi dell'universo accompagna il pensiero timido sfuggende impaurito. Non c'è più tempo per fermarsi e allora non resta che un misero giaciglio su cui poggiare i sogni vibranti di forza di vita. Come si può placare un cuore impazzito, come fermare la corsa, come spegnere e raggelare il sangue delle proprie vene? Febbre che sale e rimane senza sosta, rimane e nulla vale lo spegnersi per non sentirne il calore assordante. Bisognerebbe dimenticarsi di esistere. Un ventre chiama da lontano una vita. La vita non risponde. Ci vogliono energie che ancora non hanno trovato la strada per unirsi. Ci vuole tempo. Serve pazienza.
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martedì, 19 dicembre 2006

Avevo promesso. Vado a letto, ho detto. Mentivo? Forse no. Mi aggiro come un leone ruggente tra le fiamme in cerca di una preda da sbranare ma c'è solo uno specchio e la mia immagine riflessa è l'unica opportunità che mi viene concessa. Devo mangiare me stessa?
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lunedì, 18 dicembre 2006

Dicevano che sarebbe stato facile. Dicevano che era una passeggiata e che poi si dimenticava tutto invece io non ho dimenticato e anche se mi pare un sogno o lo ricordo come tale nel mio corpo ne restano i segni indelebili e la mia mente fa presto a collegare. Non è vero che ne esci più forte, almeno non al momento, forse deve passare più tempo solo che adesso, l'istante che mi viene concesso di vivere, adesso è tutto così confuso e doloroso. Un lungo risveglio dopo un'eternità di buio dove fanno eco voci indistinte, sconosciute a tratti amorevoli, non somigliano per niente ad angeli bianchi, forse solo un po', raramente, infondo si stancano anche loro. Appoggiata alla ringhiera quasi all'uscita di quell'ospedale cercavo con la mente di crearmi uno spazio che non sapesse di disinfettante, che non avesse il sapore delle medicine, che non facesse male come gli aghi e le ferite e soprattutto che non sapesse di paura per la sala operatoria. Tremavo dentro, di un tremore mai sentito così vivo e avanzavo anche contro la mia volontà verso quella che doveva essere l'ennesima ulteriore prova del mio coraggio. Oh sì, perchè il coraggio te lo devi anche inventare, te lo devi costruire anche con le lacrime se serve e io lo costruivo nel silenzio del mio letto, in una stanza che ospitava solo me e nella quale mi addormetavo sempre più tardi perchè così avevo l'impressione che domani non sarebbe mai arrivato. Invece perdevo il controllo e sotto l'effetto dei sedativi cadevo e il giorno veniva e di nuovo le voci nel corridoio, i prelievi, la temperatura " Ma cosa volete! Lasciatemi dormire, siete solo un incubo..andate via vi prego...". Troppo tardi, l'incantesimo del sonno era già svanito ed io dovevo ancora una volta costruirmi il mio coraggio, il mio nuovo coraggio per quel nuovo giorno.
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venerdì, 15 dicembre 2006

Una come me. Ma io come sono? 150 è un numero sufficiente? Ma che c'entra. Sicuramente da solo non vuol dire granchè ma è il contesto quello che conta. Già il contesto. Ho imparato l'arte del distendere i miei muscoli con timidi tocchi sfuggenti. Massaggi orientali si chiamano. Nella notte che ahimè sta per finire già i fornai son desti ed io mi appresto a rifugiarmi in un letto che presto verrà disturbato dai raggi del sole ed io ad un ceto punto dovrò pur fare finta di vivere. Il Verbo si è fatto Carne. Una non credente mi sta portando laddove mi ero persa. Strani i disegni della vita. Non si capisce granchè e non è che io voglia essere deliberatamente enigmatica è solo che le storie troppo lunghe da raccontare a volte suonano noiose. Un piccolo utero con un bimbo a testa in giù. Ecco il nostro orecchio ed ecco la spiegazione biologica del perchè qualunque parola anche la più insignificante provochi delle reazioni, dei cambiamenti persino alla nostra pelle. Anche il pensiero è fatto di atomi. Qualcuno ci aveva pensato, sono certa che sì e allora? Tra le righe c'è tutto. Che senso ha svelare ciò che è già svelato?

Ps: le soste non mi piacciono, tanto meno i locali con questo nome.

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giovedì, 14 dicembre 2006

Si chiama depressione post operatoria, perchè se anche il tuo corpo tagliato e ricucito sembra non abbia sentito dolore, invece lo ha sentito. L'anestesia blocca solo alcuni centri nervosi e impedisce che il dolore arrivi al cervello almeno per tutta la durata dell'intervento. Ma qualcosa di noi rimane pur sveglia e nel ricordo si conserva il dolore. Il corpo è indissolubilmente legato alla mente così come alla propria anima. Ma c'è una stanchezza che serpeggia e ti toglie quella vitalità minima che serve ad andare avanti.

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mercoledì, 13 dicembre 2006

Insignificante. Questo mi tuona dentro mentre niente di tutto quello che vivo ha questo sapore perchè appena mi muovo sento dolore. Ma non mi aspetto di essere capita. Non chiedo che silenzio. "Spegni la voce...la luce accesa...grazie"
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martedì, 12 dicembre 2006

Siccome sono una giocatrice, non importa se programmata per eventi disastrosi e lacerazioni provocate da separazioni traumatiche, decido comunque di andare avanti perchè, figlioli cari, non si può stare fermi nel pantano della propria indecisione e siccome le luci natalizie mi chiamano alla vita decido di spolverare quel vestito e rimettermi in gioco. Sarò arrugginita, i primi passi saranno difficili...ma sto facendo tutto da sola?

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lunedì, 11 dicembre 2006

Voglio dormire.
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domenica, 10 dicembre 2006

Così mi curo con la musica. Mi hai portato questa strabiliante medicina e io sorrido guardandoti negli occhi, occhi lucidi e sorridenti che sembrano di fuoco. Perchè non andiamo a ballare sotto la luna, non importa se fa freddo, ho voglia di ridere con te, prenderti le mani e accarezzare i tuoi capelli prima che la nebbia copra i nostri volti. E poi anche se la nebbia ci cogliesse all'improvviso avremmo sempre le nostre voci che distinte pronunciano i nostri nomi e le nostre mani sarebbero intrecciate. Paura? Una musica così bella e una danza così perfetta non possono essere turbate da niente. Ti fidi di me? O vuoi rimanere all'ombra?

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giovedì, 07 dicembre 2006

Si sceglie, poi si torna indietro. Forse, forse è solo un'impressione.
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mercoledì, 06 dicembre 2006

Un'antica richiesta fa eco tra le montagne della dimenticanza e cade nell'indifferenza. Quella strana richiesta d'aiuto, strana per chi non è più abituato ad aver bisogno dell'altro, strana per chi ha elevato barriere di fumo e un solo soffio non è bastato a buttarle via. Un gioco sommerso di antichi sapori e quella leggenda si trasforma in realtà parallela. Cercavo una favola. Ma è fumo anche quella.
postato da keshjira alle ore dicembre 06, 2006 00:50 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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